Restauro, conservazione e rifunzionalizzazione del Complesso di Palazzo Citterio

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La relazione storica connessa al progetto preliminare fa comprendere quanto la storia del palazzo e il rapporto intrinseco con la città, fin dalla sua nascita, siano connesse a vicende che implicano trasformazioni spaziali e funzionali alla ricerca di una modificazione architettonica verso il futuro e con poca intenzione di conservare la sua storia.

La storia del palazzo ha visto costantemente interventi in grado di garantire un regime funzionale costante delle sue parti compositive, partendo dalla natura ambigua nel rapporto con la celebre Via Brera e il doppio ingresso ad essa correlato. Lo sdoppiamento funzionale dei differenti volumi dell’architettura appare come parte integrante della funzionalità naturale di questa struttura, rendendo evidente la visione di una duplicità  implicita nella progettazione della scala che guida i percorsi di visita all’interno del progetto definitivo per quanto riguarda la selezione dei materiali relativi alla finitura, utilizzati come elemento identificativo e linguistico.

La scelta del cemento e delle droghe di rovere racchiude in se stessa un senso definito, garantendo una riconoscibilità dei differenti interventi e creando delle connotazioni storiche evidenti.

Il progetto mai terminato di Stirling-Wilford è probabilmente il limite estremo implicito nella capacità metamorfica di questa struttura/organismo. Proprio il fatto di essere incompiuto lascia nella scala delle tracce incongrue ed inequivocabili allo stesso tempo, in grado di intercettare in modo brusco il doppio portico che si apre sul giardino. La possibilità di coprire il cortile avrebbe probabilmente reso più legittimo e comprensibile un percorso che oggi giorno appare come una vera e propria smagliatura nel sistema di integrazione. In ogni caso, il progetto definitivo conserva tuttora questo percorso e aumenta l’autonomia e la flessibilità di utilizzo delle differenti sale ipogee, incorporando al contempo il parapetto grazie all’utilizzo di una lastra di vetro luminescente. Questo specifico elemento è in grado di garantire nuovamente la lettura volumetrica del portico, segnalando al contempo l’accesso a questa sezione, probabilmente la più spettacolare di questa architettura nella sezione ortodossia postmoderna.

Opponendosi ai criteri progettuali utilizzati in passato, il progetto moderno definisce una modalità di utilizzo della struttura presente, secondo le sue potenzialità e coerentemente alla sua natura. La scelta “conservativa” adottata, alla ricerca di una “conservazione integrata” tra le differenti strutture, riesco contemporaneamente a progettarne un utilizzo differente e viene applicata in modo omogeneo ad ogni intervento moderno e allo stesso palazzo storico.